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I Palestinesi


Questa sezione vuole presentare le voci di un popolo antico, fortemente radicato in un territorio che ha amato più di ogni altra cosa e dal quale un progetto coloniale fuori tempo massimo prevede la sua espulsione, secondo modalità mai rese esplicite e tempi che si sono subdolamente dipanati dal lontano XIX secolo fino a giungere e deflagare nell’attuale XXI. Sono voci assai diverse tra di loro, a testimoniare una ricchezza culturale ed una creatività che non sempre hanno avuto la possibilità di affermarsi e svilupparsi e quindi non sono state conosciute quanto meritano.

[Una nota: “I Palestinesi. La genesi di un popolo” è il titolo di un ottimo libro di due accademici, Baruch Kimmerling, un noto e stimato sociologo israeliano, e Joel S. Migdal, uno studioso statunitense che tra i primi ha contribuito a sviluppare gli studi internazionali. La prima edizione, uscita nel 1993 negli Stati Uniti, a ridosso degli accordi di Oslo, suscitò grande scalpore per il suo approccio inedito (sociologico) allo studio della società palestinese sin dal XIX secolo, che ne metteva in risalto la sua sostanziale coscienza nazionale. Ecco che crollava il mito tutto coloniale della “terra senza popolo” e conseguentemente veniva svelata la verità del progetto sionista e la stessa correlata articolazione della società israeliana. Questo accadeva prima che si consolidasse sulla scena pubblica il lavoro dei nuovi storici israeliani, che negli anni ’90 trassero stimolo dall’opera di Kimmerling e Migdal. La seconda edizione aggiornata, del 2002, viene immediatamente tradotta in italiano (e pubblicata, come la prima edizione del 1994, presso La Nuova Italia) e in quello stesso anno viene pubblicato negli Stati Uniti un altro libro importantissimo, di una linguista, scrittrice e attivista israeliana, Tanya Reinhart, “Israel/Palestine. How to end the war of 1948” (tradotto in italiano con il titolo: “Distruggere la Palestina. La politica israeliana dopo il 1948” - Tropea Editore, 2004). Questi libri hanno costituito per chi scrive, prima ancora di quelli di Ilan Pappé, la base indispensabile per la conoscenza storica della Palestina, divenuta indispensabile in seguito all’esperienza diretta sul campo negli anni dal 2002 al 2005.]



SEZIONI:




Per leggere una selezione di articoli d’informazione e di riflessione tradotti in italiano, sintonizzatevi sul lavoro del collettivo di volontari   ZEITUN.





1)    L’intellettuale palestinese più famoso nel mondo è Edward W. Said (1° novembre 1935 - 25 settembre 2003), che ha scritto tra gli altri almeno 2 libri fondamentali:
Orientalismo”, Bollati Boringhieri, Torino (1991) e poi Feltrinelli Editore, Milano (1999) [“Orientalism”, Pantheon Books, New York (1978 e 1995)];
e “La questione palestinese”, Gamberetti Editrice, Roma (1995) e poi il Saggiatore, Milano (2011) (sempre con la traduzione di Stefano Chiarini e Antonella Uselli) [“The Question of Palestine” Vintage Books, New York (1992)].
Il primo dei due è un libro che fonda un intero filone degli Studi Culturali, quello degli Studi (Post-)Coloniali: ha aperto inoltre un dibattito estremamente fecondo, «un ripensamento di quello che per secoli è stato ritenuto un abisso invalicabile tra Oriente e Occidente» (Said, Postfazione - 1994).

Qui potete leggere una bellissima e importante intervista con Ari Shavit per Ha’aretz Magazine (Tel Aviv) dell’agosto 2000: “Il mio diritto al ritorno”.
Essa è riprodotta in questo file_PDF, dove è presente anche un inserto inaspettato che non era ovviamente nel testo originale, un ulteriore gesto furtivo, la fotografia del famoso lancio di una pietra al confine Sud del Libano (luglio 2000)! (Invece, qui a fianco Said è con Daniel Barenboim con il quale fondò nel 1999 la “West-Eastern Divan Orchestra”)

2)    È urgente dare subito spazio a giovani e giovanissimi. Vogliamo parlare di due artisti che si esprimono in due nuove forme di poesia: la poesia di “parola parlata” (spoken word poetry) e il “rap” (rhythm and poetry).

    La prima, poetessa, attivista per i diritti umani, femminista e accademica, è diventata assai nota in tutto il mondo soprattutto attraverso You Tube. Rafeef Ziadah è nata a Beirut nel 1979 in una famiglia di profughi palestinesi, è poi cresciuta in Tunisia; ha cominciato a scrivere da giovanissima. Ha completato gli studi in Canada, ottenendo un dottorato in Scienze Politiche alla York University di Toronto, nonché la cittadinanza canadese. Ora vive a Londra. Bisogna ascoltarla!

L’esperienza dal vivo deve essere molto forte. Il filmmaker giapponese Masahiro Sugano racconta che, nel riprenderla dal vivo a Londra nell’estate 2012 durante le Olimpiadi, nella kermesse Poetry Parnassus, è scoppiato in lacrime dietro la telecamera.
Due documenti video che esprimono la forza e la verità del messaggio di Rafeef sono stati ripresi il 12 novembre del 2011 a Londra, al The Tabernacle, una ex chiesa di epoca vittoriana, ora centro artistico e culturale nel quartiere di Notting Hill.
Cominciamo con la poesia “Shades of Anger” (Sfumature di rabbia). È indispensabile ascoltarla con i sottotitoli in italiano, per memorizzarne il significato, per poi gustarsela in originale con i sottotitoli in inglese:
        Shades_of_Anger_EN.             Shades_of_Anger_IT.

Tra la Pasqua del 2002 e l’estate del 2005, io che scrivo queste pagine ho fatto un’esperienza di volontariato e sono andato cinque volte in Palestina, mi sono fermato nel territorio dello stato d’Israele e, più a lungo, nei Territori Palestinesi Occupati. La domanda più frequente che mi veniva posta dai palestinesi, sempre così ospitali, mi dava un certo imbarazzo, perché, inizialmente, non sapevo che cosa rispondere: “Perché vieni qui?”. Ricordo, ero a Nablus e improvvisamente capii quale era la ragione profonda e provai ad essere convincente nella risposta: “Vengo perché sento che ho da imparare da voi...”. È proprio questo che afferma, consapevole, Rafeef nella seconda poesia “We teach Life, Sir” (Noi insegniamo la vita, signore):
        We_teach_Life_Sir_EN.             We_teach_Life_Sir_IT.

Ed ecco il video creato da Masahiro Sugano utilizzando la ripresa del 2012 al Southbank Center di Londra. Si tratta della storia di Hadeel, una bambina di Gaza uccisa a 9 anni, “Hadeel”:
        Hadeel_EN.             Hadeel_IT.

Un bel saggio dedicato a Rafeef Ziadah è questo di Patrizia Zanelli, che insegna Lingua e Letteratura Araba all’Università Ca’ Foscari di Venezia, originariamente pubblicato in 3 parti da “Pagine Esteri”.

*    *    *


    Il secondo artista è un rapper nato a Gaza il 14 settembre 2008. All’età di 12 anni, già noto nella sua scuola e in tutta la Striscia, diventa famoso come MC Abdul attraverso You Tube, ma il suo nome è Abdel-Rahman Al-Shantti. Ora vive a Los Angeles ma l’intera sua famiglia è a Gaza. Qui proponiamo una sua composizione del 2020, “Shouting At the Wall”, che ha avuto una diffusione ufficiale nel 2021 con milioni di visualizzazioni su You Tube. Anche in questo caso, consigliamo di ascoltarla sia con i sottotitoli in italiano che nell’originale inglese, in modo da entrare in consonanza con la parola e il ritmo:
        Shouting_At_The_Wall_EN             Shouting_At_The_Wall_IT

3)    Il successore sulla cattedra che era stata di Edward Said, alla Columbia University, e che dal 2002 aveva preso il nome di “Edward Said Chair”, è lo storico palestinese americano Rashid Khalidi, professore emerito di Studi arabi moderni.
Khalidi, la cui famiglia apparteneva agli strati più elevati dell’élite palestinese, è nato nel 1948 a New York City, dove suo padre era un alto funzionario dell’Onu. Avendo intrapreso ben presto la carriera accademica, ha insegnato in alcune prestigiose università americane ma inizialmente, dopo il Ph.D. a Oxford (1974), dal 1976 al 1983, insegnò all’American University di Beirut, dove ebbe anche un ruolo politico e si ritrovò ad essere testimone dell’invasione dell’esercito israeliano del Sud del Libano nel 1982 (e del massacro di Sabra e Shatila).

Khalidi fino alla prima decade degli anni 2000 aveva pubblicato (oltre a decine e decine di articoli di carattere accademico) almeno 2 libri importanti, che rappresentavano il punto di vista di uno storico palestinese con una lunga esperienza di studi sia nelle università occidentali che in alcune istituzioni culturali del Medio Oriente, dove aveva avuto accesso a documenti originali in lingua araba. I libri sono: a)Palestinian Identity: The Construction of Modern National Consciousness” (1997 e 2010) [“Identità palestinese. La costruzione di una moderna coscienza nazionale” (Bollati Boringhieri, 2003)] e b)Resurrecting Empire: Western Footprints and America’s Perilous Path in the Middle East” (2004) [“La resurrezione dell’impero. L’America e l’avventura occidentale in Medio Oriente” (Bollati Boringhieri, 2004)]. Finalmente, a coronamento di 50 anni di lavoro su una quantità notevole di documenti, datati dalla seconda metà del XIX secolo fino alla seconda decade dei 2000, vede la luce un libro sulla storia della colonizzazione della Palestina storica.
Questo libro viene pubblicato nel 2020: “The Hundred Years’ War on Palestine: A History of Settler Colonialism and Resistance, 1917-2017” e soltanto nel 2025 viene pubblicato anche in italiano da Editori Laterza, nella traduzione di Michele Zurlo: “Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza”. Questa è l’opera idealmente complementare a quella di Ilan Pappé, che da parte di Rashid Khalidi viene presentata come il racconto delle esperienze dei palestinesi che hanno vissuto il conflitto, compresi i membri della sua famiglia presenti ad alcuni degli episodi narrati e compreso il suo personale ricordo degli eventi a cui aveva assistito direttamente. L’obiettivo, precisa, è quello di dimostrare che questa guerra «dei cent’anni» vada osservata da una prospettiva diversa rispetto a quella offerta dalla maggior parte delle opinioni predominanti.
Qui riportiamo un fatto interessantissimo, raccontato nella Introduzione del libro, e cioè che un antenato dell’autore, che a più riprese era stato sindaco di Gerusalemme a cavallo tra ’800 e ’900, aveva inviato nel 1899 una lunga e circostanziata lettera al capo riconosciuto del crescente movimento “sionista”, da lui fondato, Theodor Herzl... Ecco un primo brano, la Parte A dalla Introduzione. Da leggere!
E questa è la Parte B, a completare l’Introduzione del libro. Importante.
Qui riportiamo la traduzione di una intervista a Khalidi pubblicata a caldo, nell’ottobre del 2023, sull’ottima rivista newyorkese The Drift: intervista.





4)    Si diceva all’inizio di voler qui “presentare le voci” dei palestinesi.
Ebbene di una piccola palestinese ci rimane registrata giusto la voce, solo la voce è sopravvissuta e alcune bellissime fotografie. Anche lei merita di essere introdotta qui attraverso alcuni documenti. Hind Rajab è una bambina di 6 anni uccisa dall’esercito israeliano a Tel al-Hawa, quartiere di Gaza City, il 29 gennaio 2024.
La sua storia ha avuto immediatamente un enorme rilievo. Questa che presentiamo è la prima piccola opera d’arte dedicata alla sua morte: una animazione di cui purtroppo non abbiamo i Credits...
Nella Home Page abbiamo introdotto l’agenzia di ricerca Forensic Architecture, fondata da Eyal Weizman: essa si è subito dedicata all’esame del caso di Hind Rajab e in questo articolo Margherita Cordellini riferisce dei risultati ottenuti (c’è il Link alla rigorosa indagine condotta da FA). Molte opere vengono dedicate a Hind Rajab: questo è un murale realizzato a Dublino: il murale con il suo autore e il murale terminato.
Ma naturalmente è il film realizzato dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, “La Voce di Hind Rajab”, l’opera più nota, vincitrice al Festival di Venezia 82 del Leone d’Argento Gran Premio della Giuria. Qui riportiamo l’intensa e toccante dichiarazione dell’attrice Saja Kilani all’apertura della conferenza stampa di presentazione, il 3 settembre 2025.

Israele a Gaza, crimini e criminali” è l’ottimo servizio di Chiara Avesani, Matteo Delbò e Paola Vecchia (per il programma televisivo Presa Diretta di RAI 3), che illustra le storie singole, ma lascia intendere anche una storia ben più ampia, dei crimini di guerra e contro l’umanità compiuti nella Striscia di Gaza, nell’arco dei 2 anni dall’ottobre 2023 all’ottobre 2025, ma in realtà sin dal 2008. Si parte proprio dalla storia di Hind Rajab e dal lavoro di Forensic Architecture e della Fondazione Hind Rajab per continuare con il lavoro investigativo di Richard Sanders per Al Jazeera.


continua...