SEZIONI:
Per
leggere una selezione di articoli d’informazione e di
riflessione tradotti in italiano, sintonizzatevi sul
lavoro del collettivo di volontari ZEITUN.
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1)
L’intellettuale palestinese più famoso nel mondo
è Edward W. Said (1° novembre 1935 - 25
settembre 2003), che ha scritto tra gli altri
almeno 2 libri fondamentali:
“Orientalismo”, Bollati Boringhieri,
Torino (1991) e poi Feltrinelli Editore, Milano
(1999) [“Orientalism”, Pantheon Books,
New York (1978 e 1995)];
e “La questione palestinese”, Gamberetti
Editrice, Roma (1995) e poi il Saggiatore,
Milano (2011) (sempre con la traduzione di
Stefano Chiarini e Antonella Uselli) [“The
Question of Palestine” Vintage Books, New
York (1992)].
Il primo dei due è un libro che fonda un intero
filone degli Studi Culturali, quello degli Studi
(Post-)Coloniali: ha aperto inoltre un dibattito
estremamente fecondo, «un ripensamento di quello
che per secoli è stato ritenuto un abisso
invalicabile tra Oriente e Occidente» (Said,
Postfazione - 1994).
Qui potete leggere una bellissima e importante intervista
con Ari Shavit per Ha’aretz Magazine
(Tel Aviv) dell’agosto 2000: “Il mio
diritto al ritorno”.
Essa è riprodotta in questo file_PDF,
dove è presente anche un inserto inaspettato che
non era ovviamente nel testo originale, un
ulteriore gesto furtivo, la fotografia
del famoso lancio di una pietra al confine Sud
del Libano (luglio 2000)! (Invece, qui a fianco
Said è con Daniel Barenboim con il quale fondò
nel 1999 la “West-Eastern Divan Orchestra”)
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2)
È urgente dare subito spazio a giovani e
giovanissimi. Vogliamo parlare di due artisti
che si esprimono in due nuove forme di poesia:
la poesia di “parola parlata” (spoken word
poetry) e il “rap” (rhythm
and poetry).
La prima, poetessa,
attivista per i diritti umani, femminista e
accademica, è diventata assai nota in tutto il
mondo soprattutto attraverso You Tube. Rafeef
Ziadah è nata a Beirut nel 1979 in una
famiglia di profughi palestinesi, è poi
cresciuta in Tunisia; ha cominciato a scrivere
da giovanissima. Ha completato gli studi in
Canada, ottenendo un dottorato in Scienze
Politiche alla York University di Toronto,
nonché la cittadinanza canadese. Ora vive a
Londra. Bisogna ascoltarla!

L’esperienza dal vivo deve essere molto forte.
Il filmmaker giapponese Masahiro Sugano racconta
che, nel riprenderla dal vivo a Londra
nell’estate 2012 durante le Olimpiadi, nella
kermesse Poetry Parnassus, è scoppiato
in lacrime dietro la telecamera.
Due documenti video che esprimono la forza e la
verità del messaggio di Rafeef sono stati
ripresi il 12 novembre del 2011 a Londra, al The
Tabernacle, una ex chiesa di epoca vittoriana,
ora centro artistico e culturale nel quartiere
di Notting Hill.
Cominciamo con la poesia “Shades of Anger”
(Sfumature di rabbia). È indispensabile
ascoltarla con i sottotitoli in italiano, per
memorizzarne il significato, per poi gustarsela
in originale con i sottotitoli in inglese:
Shades_of_Anger_EN.
Shades_of_Anger_IT.
Tra la Pasqua del 2002 e l’estate del 2005, io
che scrivo queste pagine ho fatto un’esperienza
di volontariato e sono andato cinque volte in
Palestina, mi sono fermato nel territorio dello
stato d’Israele e, più a lungo, nei Territori
Palestinesi Occupati. La domanda più frequente
che mi veniva posta dai palestinesi, sempre così
ospitali, mi dava un certo imbarazzo, perché,
inizialmente, non sapevo che cosa rispondere:
“Perché vieni qui?”. Ricordo, ero a Nablus e
improvvisamente capii quale era la ragione
profonda e provai ad essere convincente nella
risposta: “Vengo perché sento che ho da imparare
da voi...”. È proprio questo che afferma,
consapevole, Rafeef nella seconda poesia “We
teach Life, Sir” (Noi insegniamo la vita,
signore):
We_teach_Life_Sir_EN.
We_teach_Life_Sir_IT.
Ed ecco il video creato da Masahiro Sugano
utilizzando la ripresa del 2012 al Southbank
Center di Londra. Si tratta della storia di
Hadeel, una bambina di Gaza uccisa a 9 anni, “Hadeel”:
Hadeel_EN.
Hadeel_IT.
Un bel saggio dedicato a Rafeef Ziadah è
questo
di Patrizia Zanelli, che insegna Lingua
e Letteratura Araba all’Università Ca’ Foscari
di Venezia, originariamente pubblicato in 3
parti da “Pagine Esteri”.
* * *

Il secondo artista è
un rapper nato a Gaza il 14
settembre 2008. All’età di 12 anni, già noto
nella sua scuola e in tutta la Striscia, diventa
famoso come MC Abdul attraverso You
Tube, ma il suo nome è Abdel-Rahman
Al-Shantti. Ora vive a Los Angeles ma l’intera
sua famiglia è a Gaza. Qui proponiamo una sua
composizione del 2020, “Shouting At
the Wall”, che ha avuto una diffusione
ufficiale nel 2021 con milioni di
visualizzazioni su You Tube. Anche in
questo caso, consigliamo di ascoltarla sia con i
sottotitoli in italiano che nell’originale
inglese, in modo da entrare in consonanza con la
parola e il ritmo:
Shouting_At_The_Wall_EN
Shouting_At_The_Wall_IT
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3)
Il successore sulla cattedra che era stata di
Edward Said, alla Columbia University, e che dal
2002 aveva preso il nome di “Edward Said
Chair”, è lo storico palestinese americano
Rashid Khalidi, professore emerito di
Studi arabi moderni.
Khalidi, la cui famiglia apparteneva agli strati
più elevati dell’élite palestinese, è nato nel
1948 a New York City, dove suo padre era un alto
funzionario dell’Onu. Avendo intrapreso ben
presto la carriera accademica, ha insegnato in
alcune prestigiose università americane ma
inizialmente, dopo il Ph.D. a Oxford (1974), dal
1976 al 1983, insegnò all’American University di
Beirut, dove ebbe anche un ruolo politico e si
ritrovò ad essere testimone dell’invasione
dell’esercito israeliano del Sud del Libano nel
1982 (e del massacro di Sabra e Shatila).
Khalidi fino alla prima decade degli anni 2000
aveva pubblicato (oltre a decine e decine di
articoli di carattere accademico) almeno 2 libri
importanti, che rappresentavano il punto di
vista di uno storico palestinese con una lunga
esperienza di studi sia nelle università
occidentali che in alcune istituzioni culturali
del Medio Oriente, dove aveva avuto accesso a
documenti originali in lingua araba. I libri
sono: a) “Palestinian Identity: The
Construction of Modern National Consciousness”
(1997 e 2010) [“Identità palestinese. La
costruzione di una moderna coscienza nazionale”
(Bollati Boringhieri, 2003)] e b) “Resurrecting
Empire: Western Footprints and America’s
Perilous Path in the Middle East” (2004)
[“La resurrezione dell’impero. L’America e
l’avventura occidentale in Medio Oriente”
(Bollati Boringhieri, 2004)]. Finalmente, a
coronamento di 50 anni di lavoro su una quantità
notevole di documenti, datati dalla seconda metà
del XIX secolo fino alla seconda decade dei
2000, vede la luce un libro sulla storia della
colonizzazione della Palestina storica.
Questo libro viene pubblicato nel 2020: “The
Hundred Years’ War on Palestine: A
History of Settler Colonialism and Resistance,
1917-2017” e soltanto nel 2025 viene
pubblicato anche in italiano da Editori Laterza,
nella traduzione di Michele Zurlo: “Palestina.
Cento anni di colonialismo, guerra e
resistenza”. Questa è l’opera idealmente
complementare a quella di Ilan Pappé, che da
parte di Rashid Khalidi viene presentata come il
racconto delle esperienze dei palestinesi che
hanno vissuto il conflitto, compresi i membri
della sua famiglia presenti ad alcuni degli
episodi narrati e compreso il suo personale
ricordo degli eventi a cui aveva assistito
direttamente. L’obiettivo, precisa, è quello di
dimostrare che questa guerra «dei cent’anni»
vada osservata da una prospettiva diversa
rispetto a quella offerta dalla maggior parte
delle opinioni predominanti.
Qui riportiamo un fatto interessantissimo,
raccontato nella Introduzione del libro, e cioè
che un antenato dell’autore, che a più riprese
era stato sindaco di Gerusalemme a cavallo tra
’800 e ’900, aveva inviato nel 1899 una
lunga e circostanziata lettera al capo
riconosciuto del crescente movimento “sionista”,
da lui fondato, Theodor Herzl... Ecco un primo brano, la Parte A
dalla Introduzione. Da leggere!
E questa è la Parte B,
a completare l’Introduzione del libro.
Importante.
Qui riportiamo la traduzione di una intervista a
Khalidi pubblicata a caldo, nell’ottobre del
2023, sull’ottima rivista newyorkese The
Drift: intervista.
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4)
Si diceva all’inizio di
voler qui “presentare le voci” dei palestinesi.
Ebbene di una piccola palestinese ci rimane
registrata giusto la voce, solo la voce è
sopravvissuta e alcune bellissime fotografie. Anche lei merita di
essere introdotta qui attraverso alcuni
documenti. Hind Rajab è una bambina di 6 anni
uccisa dall’esercito israeliano a Tel al-Hawa,
quartiere di Gaza City, il 29 gennaio 2024.
La sua storia ha avuto immediatamente un enorme
rilievo. Questa che presentiamo è la prima
piccola opera d’arte dedicata alla sua morte:
una animazione
di cui purtroppo non abbiamo i Credits...
Nella Home Page abbiamo introdotto l’agenzia di
ricerca Forensic Architecture, fondata da Eyal
Weizman: essa si è subito dedicata all’esame del
caso di Hind Rajab e in questo articolo
Margherita Cordellini riferisce dei risultati
ottenuti (c’è il Link alla rigorosa
indagine condotta da FA). Molte opere vengono
dedicate a Hind Rajab: questo è un murale
realizzato a Dublino: il murale
con il suo autore e il murale
terminato.
Ma naturalmente è il film realizzato dalla
regista tunisina Kaouther Ben Hania, “La Voce di
Hind Rajab”, l’opera più nota, vincitrice al
Festival di Venezia 82
del Leone d’Argento Gran Premio della Giuria.
Qui riportiamo l’intensa e toccante dichiarazione
dell’attrice Saja Kilani all’apertura della
conferenza stampa di presentazione, il 3
settembre 2025.
“Israele a Gaza, crimini e criminali” è
l’ottimo servizio
di Chiara Avesani, Matteo Delbò e Paola Vecchia
(per il programma televisivo Presa Diretta di
RAI 3), che illustra le storie singole, ma
lascia intendere anche una storia ben più ampia,
dei crimini di guerra e contro l’umanità
compiuti nella Striscia di Gaza, nell’arco dei 2
anni dall’ottobre 2023 all’ottobre 2025, ma in
realtà sin dal 2008. Si parte proprio dalla
storia di Hind Rajab e dal lavoro di Forensic
Architecture e della Fondazione Hind Rajab
per continuare con il lavoro investigativo di Richard
Sanders per Al Jazeera.
continua...
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