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Per
leggere una selezione di articoli d’informazione e di
riflessione tradotti in italiano, sintonizzatevi sul
lavoro del collettivo di volontari ZEITUN.
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(ATTENZIONE: qui l’ordine
temporale di presentazione è dal più recente al più
vecchio)
2025 - La Global Sumud Flotilla (GSF) è
stata sicuramente il più grande sforzo della società
civile per rompere l’assedio navale israeliano imposto a
Gaza dal 2007. Decine di imbarcazioni sono salpate da
porti di tutto il Mediterraneo in un convoglio marittimo
nonviolento, con l’obiettivo di consegnare aiuti e
affrontare direttamente il blocco.
La GSF ha affermato con chiarezza che la sua missione
sarebbe stata quella di rompere l’assedio navale,
consegnare aiuti umanitari e aprire un corridoio gestito
dalle persone laddove i governi avevano fallito. Un
comunicato stampa di EMERGENCY del 2 settembre affermava
che “la GSF è una missione marittima nonviolenta
composta dalle delegazioni di 44 Paesi diversi con
l’obiettivo di portare aiuti all’interno della Striscia,
aprire un corridoio umanitario via mare e denunciare
l’inazione di governi e istituzioni. Le imbarcazioni che
partecipano alla Global Sumud Flotilla non trasportano
soltanto aiuti umanitari, ma un messaggio
inequivocabile: quando un governo blocca gli aiuti
umanitari, commettendo un crimine di guerra, le persone
hanno il diritto e il dovere di agire direttamente in
modo non violento”. Sicuramente gran parte della stampa
occidentale mainstream è stata distratta o
insofferente, se non faziosa come invece all’unisono ha
reagito la stampa populista e dichiaratamente di destra.
Ci è sembrata, allora, sincera e meritevole di
attenzione la testimonianza di un’attivista e
giornalista inglese, Sarah Wilkinson, che
riassume, con tutta la fragilità e l’incertezza
conseguenti ad un trauma effettivo, le ragioni più
profonde di scelte coraggiose che spesso persone normali
sono spinte a fare. Questa è l’intervista
del giornalista Crispin Flintoff. Con molti dettagli
relativi al viaggio e all’arresto e alla detenzione in
Israele.
La Global Sumud
Flotilla è il risultato della
condivisione delle esperienze di
innumerevoli gruppi e associazioni, in vari
posti del mondo, che si sono organizzati, in
solidarietà con il popolo palestinese,
contro le politiche di apartheid e di
pulizia etnica dei governi israeliani. E son
cresciuti nell’arco di decine d’anni.
Riassumiamo qui le precedenti missioni che
hanno tentato di rompere per mare il blocco
navale di Gaza.
Nell’agosto del 2008 è il primo
viaggio del Free Gaza Movement, 2
barche salpate da Cipro con 44 persone a
bordo, superano il blocco (perché le navi
militari israeliane non intervengono) e
riescono a raggiungere la spiaggia di Gaza.
Tra gli altri sbarcano Jeff Halper e
Vittorio Arrigoni. Di entrambi avremo
modo di parlare. Altri 6 viaggi si
susseguono fino a gennaio 2009, i primi 4
dei quali raggiungono la destinazione
(portando a Gaza medici, avvocati,
giornalisti, attivisti e parlamentari
europei). Gli ultimi 2 viaggi vengono
fermati, è in corso un attacco su Gaza da
parte dell’IDF, l’operazione “Piombo
Fuso”.
Nel maggio 2010, il Free Gaza
Movement organizza una flotta di 6 navi, la
Gaza Freedom Flotilla. Le
navi vengono abbordate in acque
internazionali dalla Marina militare
Israeliana e su una di queste, la Mavi
Marmara, nove marinai e attivisti turchi
rimangono uccisi in un violento scontro con
le forze speciali israeliane. È un episodio
gravissimo. Si costituisce la Freedom
Flotilla Coalition, un più ampio
movimento di solidarietà internazionale
(che, oltre le missioni umanitarie via mare,
ha organizzato iniziative volte a
sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale
sui bisogni della popolazione di Gaza).
Nel giugno 2011 viene organizzata
una nuova missione (supportata da 22 ONG),
la Freedom Flotilla II - Stay
Human, con alcune barche che si
radunano principalmente in Grecia. C’è anche
Vauro Senesi, il grande disegnatore e
giornalista, e Tano D’Amico, grande
fotografo; ma non riusciranno a partire. La
Grecia impedirà la partenza delle barche;
tuttavia una barca francese riuscirà a
superare il blocco e a dirigersi verso Gaza.
Verrà intercettata da un commando della
Marina militare israeliana e scortata al
porto di Ashdod.
Nel maggio 2015 la Freedom Flotilla
III parte dalla Svezia e fa tappa in
diverse città europee lungo il tragitto
verso Gaza. Partirà ufficialmente da Atene
alla fine di giugno, ma dopo 4 giorni viene
intercettata dalla marina israeliana in
acque internazionali. La nave “Marianne”,
battente bandiera svedese, è abbordata dalle
forze israeliane e condotta al porto di
Ashdod, mentre le altre navi riusciranno a
tornare indietro.
Nel settembre 2016 parte da
Barcellona una nave con attiviste ed
equipaggio interamente femminile: la Women’s
Boat to Gaza, comandata da Ann
Wright, ex colonnello dell’esercito
degli Stati Uniti. Fa tappa ad Ajaccio e a
Messina; ai primi di ottobre, in acque
internazionali a 14 miglia dalla zona di
sicurezza di Gaza, la nave è intercettata
dalla Marina israeliana e tutte le
partecipanti vengono arrestate e condotte al
porto di Ashdod e successivamente espulse.
Nel luglio del 2018, una nuova
flottiglia costituita da 2 navi e 2 yacht si
dirige verso Gaza: è la Just Future for
Palestine Flotilla. Vengono fermate e
sequestrate e gli equipaggi arrestati, il 29
luglio e il 3 agosto.
Tra il 2023 e il 2024 nel
pieno dell’attacco devastante d’Israele
sulla Striscia di Gaza vengono organizzate
navi in missione di sensibilizzazione in
alcuni porti europei (Handala:for the
children of Gaza) e navi verso Gaza
per portare tonnellate di aiuti (Break
the Siege), in partenza dalla Turchia.
Solo ad una nave è permesso di salpare verso
l’Egitto per scaricare gli aiuti, ma al
carico è stato impedito di raggiungere Gaza.
Nelle prime ore del mattino del 2 maggio 2025,
un’imbarcazione organizzata dalla Freedom
Flotilla Coalition, la Conscience, è
attaccata e colpita due volte da droni a 14
miglia ad ovest di Malta, in acque
internazionali: pesanti danni alla nave e 4
feriti lievi. Non può proseguire il viaggio,
diretto prima a Malta e poi verso Gaza. Nel
giugno 2025 salpa dal porto di
Catania un’altra Gaza Freedom Flotilla, in
risposta alla carestia e alla crisi
umanitaria a Gaza, con la nave Madleen,
che ha a bordo l’attivista svedese Greta
Thunberg e l’eurodeputata francese Rima
Hassan. La nave viene attaccata il 9
giugno in acque internazionali spruzzando
per mezzo di droni una sostanza bianca che
provoca un offuscamento della vista, poi
abbordata da un commando della Marina
israeliana: la nave è sequestrata e
l’equipaggio portato ad Ashdod e poi
deportato in un centro di detenzione. Il 13
luglio successivo è la volta della nave Handala,
partita da Siracusa. Nelle ultime ore del 26
luglio, prima che entri nella zona di
sicurezza di Gaza, la nave è attaccata e
l’equipaggio arrestato e deportato.
In tutti questi casi le detenzioni sono
durate pochi giorni, ma per lo più pesanti,
al limite della tortura. E poi l’espulsione.
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continua...
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