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RISCALDAMENTO GLOBALE



Le campagne internazionali di solidarietà
per il popolo palestinese
e le missioni di diplomazia dal basso


Nel corso degli anni dall’inizio della prima Intifada, 1987, fino alle Elezioni del gennaio 2006 per il Consiglio legislativo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), molti gruppi pacifisti e nonviolenti, organizzazioni ed associazioni di volontariato, europee ed americane, hanno operato diffusamente in Palestina, in cooperazione con le ONG e le associazioni palestinesi. Si tratta di un lavoro preziosissimo ancorché sconosciuto o sottovalutato, sviluppatosi dal basso (in un ambito sociale e con modalità sintetizzate bene dal termine inglese grassroot), lavoro che aveva precedenti soltanto nelle missioni delle chiese cristiane e nelle relazioni sviluppate da alcuni partiti della sinistra parlamentare e da alcuni sindacati.

Con la vittoria di Hamas nelle elezioni del 2006, è diventato più complicato mantenere in piedi i progetti di cooperazione e volontariato. Solo pochi gruppi, soprattutto di matrice cristiana, hanno potuto mantenere una certa presenza in Cisgiordania, mentre pressoché impossibile è diventato l’ingresso a Gaza dopo il 2007, per il blocco imposto dal governo israeliano.

È impossibile dar conto esaurientemente di questo lavoro. Qui vogliamo soltanto proporre alcune testimonianze, documenti poco diffusi o inediti che portano alla conoscenza alcune iniziative di gruppi pacifisti e nonviolenti.




SEZIONI:




Per leggere una selezione di articoli d’informazione e di riflessione tradotti in italiano, sintonizzatevi sul lavoro del collettivo di volontari   ZEITUN.




(ATTENZIONE: qui l’ordine temporale di presentazione è dal più recente al più vecchio)


2025 - La Global Sumud Flotilla (GSF) è stata sicuramente il più grande sforzo della società civile per rompere l’assedio navale israeliano imposto a Gaza dal 2007. Decine di imbarcazioni sono salpate da porti di tutto il Mediterraneo in un convoglio marittimo nonviolento, con l’obiettivo di consegnare aiuti e affrontare direttamente il blocco.

La GSF ha affermato con chiarezza che la sua missione sarebbe stata quella di rompere l’assedio navale, consegnare aiuti umanitari e aprire un corridoio gestito dalle persone laddove i governi avevano fallito. Un comunicato stampa di EMERGENCY del 2 settembre affermava che “la GSF è una missione marittima nonviolenta composta dalle delegazioni di 44 Paesi diversi con l’obiettivo di portare aiuti all’interno della Striscia, aprire un corridoio umanitario via mare e denunciare l’inazione di governi e istituzioni. Le imbarcazioni che partecipano alla Global Sumud Flotilla non trasportano soltanto aiuti umanitari, ma un messaggio inequivocabile: quando un governo blocca gli aiuti umanitari, commettendo un crimine di guerra, le persone hanno il diritto e il dovere di agire direttamente in modo non violento”. Sicuramente gran parte della stampa occidentale mainstream è stata distratta o insofferente, se non faziosa come invece all’unisono ha reagito la stampa populista e dichiaratamente di destra.

Ci è sembrata, allora, sincera e meritevole di attenzione la testimonianza di un’attivista e giornalista inglese, Sarah Wilkinson, che riassume, con tutta la fragilità e l’incertezza conseguenti ad un trauma effettivo, le ragioni più profonde di scelte coraggiose che spesso persone normali sono spinte a fare. Questa è l’intervista del giornalista Crispin Flintoff. Con molti dettagli relativi al viaggio e all’arresto e alla detenzione in Israele.


    La Global Sumud Flotilla è il risultato della condivisione delle esperienze di innumerevoli gruppi e associazioni, in vari posti del mondo, che si sono organizzati, in solidarietà con il popolo palestinese, contro le politiche di apartheid e di pulizia etnica dei governi israeliani. E son cresciuti nell’arco di decine d’anni. Riassumiamo qui le precedenti missioni che hanno tentato di rompere per mare il blocco navale di Gaza.

Nell’agosto del 2008 è il primo viaggio del Free Gaza Movement, 2 barche salpate da Cipro con 44 persone a bordo, superano il blocco (perché le navi militari israeliane non intervengono) e riescono a raggiungere la spiaggia di Gaza. Tra gli altri sbarcano Jeff Halper e Vittorio Arrigoni. Di entrambi avremo modo di parlare. Altri 6 viaggi si susseguono fino a gennaio 2009, i primi 4 dei quali raggiungono la destinazione (portando a Gaza medici, avvocati, giornalisti, attivisti e parlamentari europei). Gli ultimi 2 viaggi vengono fermati, è in corso un attacco su Gaza da parte dell’IDF, l’operazione “Piombo Fuso”.
Nel maggio 2010, il Free Gaza Movement organizza una flotta di 6 navi, la Gaza Freedom Flotilla. Le navi vengono abbordate in acque internazionali dalla Marina militare Israeliana e su una di queste, la Mavi Marmara, nove marinai e attivisti turchi rimangono uccisi in un violento scontro con le forze speciali israeliane. È un episodio gravissimo. Si costituisce la Freedom Flotilla Coalition, un più ampio movimento di solidarietà internazionale (che, oltre le missioni umanitarie via mare, ha organizzato iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sui bisogni della popolazione di Gaza).
Nel giugno 2011 viene organizzata una nuova missione (supportata da 22 ONG), la Freedom Flotilla II - Stay Human, con alcune barche che si radunano principalmente in Grecia. C’è anche Vauro Senesi, il grande disegnatore e giornalista, e Tano D’Amico, grande fotografo; ma non riusciranno a partire. La Grecia impedirà la partenza delle barche; tuttavia una barca francese riuscirà a superare il blocco e a dirigersi verso Gaza. Verrà intercettata da un commando della Marina militare israeliana e scortata al porto di Ashdod.
Nel maggio 2015 la Freedom Flotilla III parte dalla Svezia e fa tappa in diverse città europee lungo il tragitto verso Gaza. Partirà ufficialmente da Atene alla fine di giugno, ma dopo 4 giorni viene intercettata dalla marina israeliana in acque internazionali. La nave “Marianne”, battente bandiera svedese, è abbordata dalle forze israeliane e condotta al porto di Ashdod, mentre le altre navi riusciranno a tornare indietro.
Nel settembre 2016 parte da Barcellona una nave con attiviste ed equipaggio interamente femminile: la Women’s Boat to Gaza, comandata da Ann Wright, ex colonnello dell’esercito degli Stati Uniti. Fa tappa ad Ajaccio e a Messina; ai primi di ottobre, in acque internazionali a 14 miglia dalla zona di sicurezza di Gaza, la nave è intercettata dalla Marina israeliana e tutte le partecipanti vengono arrestate e condotte al porto di Ashdod e successivamente espulse.
Nel luglio del 2018, una nuova flottiglia costituita da 2 navi e 2 yacht si dirige verso Gaza: è la Just Future for Palestine Flotilla. Vengono fermate e sequestrate e gli equipaggi arrestati, il 29 luglio e il 3 agosto.
Tra il 2023 e il 2024 nel pieno dell’attacco devastante d’Israele sulla Striscia di Gaza vengono organizzate navi in missione di sensibilizzazione in alcuni porti europei (Handala:for the children of Gaza) e navi verso Gaza per portare tonnellate di aiuti (Break the Siege), in partenza dalla Turchia. Solo ad una nave è permesso di salpare verso l’Egitto per scaricare gli aiuti, ma al carico è stato impedito di raggiungere Gaza.
Nelle prime ore del mattino del 2 maggio 2025, un’imbarcazione organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition, la Conscience, è attaccata e colpita due volte da droni a 14 miglia ad ovest di Malta, in acque internazionali: pesanti danni alla nave e 4 feriti lievi. Non può proseguire il viaggio, diretto prima a Malta e poi verso Gaza. Nel giugno 2025 salpa dal porto di Catania un’altra Gaza Freedom Flotilla, in risposta alla carestia e alla crisi umanitaria a Gaza, con la nave Madleen, che ha a bordo l’attivista svedese Greta Thunberg e l’eurodeputata francese Rima Hassan. La nave viene attaccata il 9 giugno in acque internazionali spruzzando per mezzo di droni una sostanza bianca che provoca un offuscamento della vista, poi abbordata da un commando della Marina israeliana: la nave è sequestrata e l’equipaggio portato ad Ashdod e poi deportato in un centro di detenzione. Il 13 luglio successivo è la volta della nave Handala, partita da Siracusa. Nelle ultime ore del 26 luglio, prima che entri nella zona di sicurezza di Gaza, la nave è attaccata e l’equipaggio arrestato e deportato.
In tutti questi casi le detenzioni sono durate pochi giorni, ma per lo più pesanti, al limite della tortura. E poi l’espulsione.

 


continua...