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LA STORIA DELLA COVID-19


la Pagina 2 con GRAFICI regionali e mondiali della COVID-19

(i grafici riguardanti l’Italia si basano sui dati forniti dal DPC, quelli del Mondo sui dati della Johns Hopkins University)



         Attenzione: OSCURATI, dalla fine di ottobre ’22, i link alle pagine del Governo con la normativa vigente..!

...Non più accessibili in chiaro i dati del DPC (“open data”), apparentemente per incuria..

      ELIMINATO il prezioso portale COVID-19 dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, dal 29 ottobre ’22!


(ringraziamo la Fondazione GIMBE per averci suggerito un indirizzo alternativo dei dati del DPC non più accessibili in chiaro)


FASE 4 — questa pagina: edizione del giorno 6 febbraio 2024

L’OMS il 5 maggio 2023 ha dichiarato terminata l’emergenza globale per la Salute Pubblica!

(vedi Covid-19-Home)


Il lungo arco di tempo della pandemia è stato suddiviso in 4 periodi o fasi: le prime 3 fasi, che costituiscono la STORIA, e cioè
   fase 1, dal 24 febbraio al 31 luglio del 2020,
   fase 2, dal 1° agosto del 2020 al 30 giugno del 2021,
   fase 3, dal 1° luglio del 2021 al 3 giugno del 2022,
sono collocati in una nuova pagina di “Archivio;

         la fase 4, dal 1° giugno del 2022 a oggi, viene mostrata in queste pagine.


   I grafici di questa pagina documentano l’andamento della COVID-19 in Italia, mostrando in dettaglio il confronto tra le regioni. La storia iniziata a metà dicembre del 2021 è stata tutta un’altra storia, con un’enorme diffusione del contagio a causa della variante omicron del virus (e delle sue sottovarianti).

Questa variante è l’unica presente sul territorio sin da gennaio del 2022 e le sue sottovarianti e sottolignaggi sono via via più pervasive e si soppiantano l’una con l’altra. Tutte queste si sono dimostrate poco letali.
Però, l’impressione è che ad un certo punto si sia lasciato andare il controllo della situazione e che le varie strutture territoriali delle regioni abbiano rinunciato completamente al tracciamento ed anche alla registrazione puntuale dei casi e non si stiano nemmeno preparando ad una migliore gestione di nuovi scenari nel futuro. Sulla base dei dati che vengono, oramai, diffusi solo settimanalmente dal Dipartimento della Protezione Civile (per volontà del ministro della Salute e del Governo), la variante omicron continua a risultare, fortunatamente, molto meno pericolosa, con una percentuale di ricoveri (rispetto al totale dei positivi) che oscilla tra l’1% e il 3%.


Qui mostriamo per prima cosa i Ricoverati (2 grafici) e poi le Incidenze dei Nuovi Casi Positivi su 7 giorni (4 grafici). Le incidenze dei contagi nelle varie regioni, nell’estate del 2022, ripresero a crescere pressoché all’unisono, raggiungendo valori molto alti, mai visti prima; poi alla metà di luglio, hanno tutte cominciato a diminuire in maniera netta. Dalla seconda metà di settembre 2022 c’è stata una nuova crescita, non altrettanto forte di quella di giugno, e poi una netta diminuzione: questa è continuata progressivamente durante la prima metà del nuovo anno 2023, fino a dare l’impressione di una normalizzazione della situazione. Dalla fine di luglio ’23 è ripresa una crescita relativamente significativa (di tipo esponenziale), la quale poi ha avuto il suo massimo a metà ottobre. Dopo una breve diminuzione la crescita è ripresa a novembre; poi si è fermata, avendo raggiunto in alcune regioni valori della incidenza piuttosto alti: Abruzzo (250), Veneto (220), Lazio (180), Umbria (180), Lombardia (170). Ora l’incidenza è in netto e rapido calo in tutte le regioni.


il Ministero della SALUTE

Come già detto in Pagina 1, il Monitoraggio settimanale del Ministero della Salute (MS) rimane il riferimento ufficiale...: questa è la pagina [non sempre aggiornata] del sito-web del MS che rimanda all’Archivio dei monitoraggi, che integrano i dati raccolti dal Ministero con quelli della Sorveglianza Integrata dell’Istituto Superiore di Sanità, tra i quali le percentuali di occupazione dei posti in Terapia Intensiva e in Area Medica (non Critica), per le singole regioni.
Nel Decreto Legge del 23 luglio 2021 venne data priorità a questi tassi di occupazione in Terapia Intensiva e in Area Medica.

Quella decisione si rivelò piuttosto discutibile, perché i tassi di occupazione possono essere manipolati con grande facilità. Infatti, è sufficiente un esempio, che oramai ha un valore storico. Come è stato messo in luce, nell’agosto del 2021, dal bravo e competente giornalista del Manifesto Andrea Capocci, la Regione Sicilia ha aumentato i posti disponibili in Terapia Intensiva da 652 (inizio luglio) a 762 (inizio agosto), e poi a 833 e forse a 884 (22 agosto), in modo che il suo tasso di occupazione in TI rimanesse al di sotto del 10%. Si può vedere questo grafico dal sito dell’AGENAS: nel giorno mercoledì 17 agosto 2021, in cui Cabina di regia e Comitato tecnico scientifico nella riunione del venerdì rilevavano il dato degli Indicatori decisionali, il valore è 10% (arrotondato); essendo il numero assoluto uguale a 77 se ne desume un valore di posti disponibili di 762, come rilevato dall’Agenas; invece nella tabella del bollettino MS-ISS del 19 agosto viene riportato 9,2%, come mai? La regione Sicilia aveva comunicato al ministero un numero di 833 posti disponibili; Agenas ha continuato ad utilizzare il valore 762 fino al 19 agosto e poi, non solo si è adeguata, ma nei 3 giorni successivi riporta un tasso del 9% che è compatibile con non meno di 884 posti. La Sicilia, così, è rimasta in bianco! Una bella storia. Ma fino al 24 agosto! Giorno in cui, purtroppo, i posti occupati in TI saltano a 102 e il 28 agosto a 104: l’Agenas mostra un tasso di 11%, la tabella del bollettino MS-ISS questa volta mostra un tasso di 12,1% (mah!). La Sicilia è passata in giallo, dal 30 agosto, per poi ritornare in bianco dal 9 ottobre 2021.

Dal 1° aprile 2022 non è più in vigore il sistema delle zone colorate, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza al 31 marzo.

Ma ricordiamo, per chi volesse saperne di più, che ci sono 2 documenti a cui si rimanda in tutti i bollettini:
1) l’approfondimento riguardante Rt tratto dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità;
2) il documento (115 pagine - 12 ottobre ’20) “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di trasmissione per il periodo autunno-invernale”. Quest’ultimo documento, oltre a contenere gli Scenari di cui si è parlato continuamente, è il documento nel quale “è declinato il piano dell’Italia per quanto riguarda la risposta alla Covid-19” (secondo quello che è affermato nella risposta dell’ufficio stampa del Ministero della Salute ai quesiti rivolti dalla trasmissione Report di Rai3 - questa si può visionare nella sez. Covid-19 - Home).


Dopo le Incidenze dei Casi Positivi, nella pagina sono presentati 3 grafici relativi all’andamento della Mortalità, nell’intero arco della storia della pandemia e nelle singole regioni italiane (suddivise in 3 gruppi). Purtroppo questi andamenti mostrano chiaramente gli effetti più dolorosi verificatisi soprattutto nel periodo 2 (dagli inizi di agosto del 2020 alla fine di giugno del 2021) e mostrano quanto quella seconda fase della pandemia sia stata assai grave per tutte le regioni d’Italia, senza eccezioni; ma se mettiamo a confronto i dati di quella con i dati della prima fase, dobbiamo constatare che le regioni del centro-sud, che avevano avuto una bassa mortalità nella prima fase, hanno raggiunto valori di mortalità da 8 a 20 volte più grandi.
Questa differenza assai eclatante tra le regioni è ancora più visibile nei grafici che mostrano gli andamenti della Mortalità settimanale (calcolata ogni giorno nell’arco della settimana precedente). Questi sono mostrati relativamente ai periodi 1, 2 e 3 nell’Archivio storico (ancora non completato), mentre qui sono mostrati i grafici relativi al periodo 4 della pandemia.

Seguono infine 5 grafici sull’andamento della Mortalità in quelle NAZIONI del MONDO che hanno i valori più alti (maggiori di 190 deceduti su 100k della popolazione). Questi grafici si sono fermati alla data del 10 marzo 2023,data in cui il Coronavirus Resource Center della Johns Hopkins University di Baltimora ha smesso di raccogliere i dati.


In questi grafici, sull’asse orizzontale delle x sono indicati i giorni (la data con giorno, mese e anno); sull’asse verticale delle y sono indicati gli individui, ma i valori mostrati non sono i numeri assoluti. Così come è usuale, abbiamo scelto di mostrare i numeri “n” calcolati in proporzione ad una popolazione di 100.000 individui, per rendere più confrontabili grafici riferiti a popolazioni di aree, regioni o nazioni diverse (dunque n=N/P*100.000; dove N indica il numero assoluto e P indica la popolazione del territorio in esame).
ATTENZIONE: Tutte le immagini possono essere visualizzate singolarmente (cliccando col tasto destro) e ingrandite per essere meglio esaminate.


CONFRONTO TRA LE REGIONI - fase 4


Questo confronto è necessariamente basato sui valori numerici in rapporto alla popolazione. La storia della Prima, della Seconda e della Terza Fase è descritta e commentata nella nuova sezione di ARCHIVIO storico (in costruzione).

Cominciamo con il quadro dei Ricoverati (complessivi) nelle singole Regioni nel corso del tempo, perché durante la pandemia, più che la diffusione del contagio, la priorità assoluta è stata quella di seguire quante persone sviluppavano la malattia tanto da dover ricorrere all’ospedalizzazione, affollando i reparti Covid degli Ospedali. Questi sono stati, in alcune regioni, nuovamente sotto stress, gli operatori erano stremati per i turni di lavoro assai duri e per le grosse lacune negli organici e purtroppo non c’è stato rimedio, se non quello di spostare forze preziose dagli altri reparti, con le ovvie, tragiche conseguenze. Questo è un articolo di Andrea Capocci del lontano 23 novembre ’22, sulla situazione degli ospedali e sulle varianti del SARS-Cov-2.


I grafici dei RICOVERI che seguono qui sotto sarebbero da confrontare con uno strumento eccezionale inaugurato nel 2021 e che..., ora come ora, è stato soppresso: un cruscotto, che era la pagina iniziale del nuovo Portale Covid-19 della Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), che permetteva di visualizzare in tempo reale (giorno per giorno) la percentuale di occupazione dei posti letto in Terapia Intensiva e in Area Non Critica, sull’intero territorio nazionale ed in ogni singola regione; e di visualizzare i grafici degli andamenti nel periodo più recente. Utilissimo! Questo portale dell’AGENAS è stato bloccato il 29 ottobre ’22, e in seguito semplicemente eliminato.


RICOVERI TOTALI



1) I grafici 1 e 2 mostrano, nelle due Aree 1 e 2 (vedi le Regioni nella legenda a destra), i numeri totali degli ospedalizzati (comprese le Terapie Intensive), giorno per giorno, in proporzione ad una popolazione di 100.000 abitanti delle singole Regioni. La data di partenza è il 1° giugno 2022, dunque si tratta del periodo 4 fino ad oggi.

Queste 8 regioni + 2 PP.AA. dell’Area 1 hanno avuto tutte una sensibile crescita nell’estate del 2022, una crescita ben più forte nei numeri a confronto di quella dell’estate del 2021 (rimasta al di sotto del valore di 12 ricoverati su 100 mila); questa crescita ha colpito essenzialmente i reparti di Area Non Critica.

L’Emilia Romagna, la Liguria e il Friuli V.G. hanno presentato il quadro più grave, ben al di sopra dei valori della media nazionale.

L’Emilia Romagna ha avuto a lungo e ha tuttora il valore più alto, tra tutte le regioni, in proporzione alla popolazione. Un fatto piuttosto sorprendente!
Dopo la decrescita di agosto ’22, e in seguito alla nuova crescita dei contagi dall’inizio dell’autunno 2022, abbiamo osservato con qualche preoccupazione per tutte le Regioni anche una nuova e forte crescita delle ospedalizzazioni (essenzialmente in Area Non Critica; nel caso dell’Emilia e Romagna, il giorno 12 dicembre 2022 si è arrivati a ben 1.965 ricoverati in totale, di cui 56 in terapia intensiva), ma già nei 3 giorni successivi si è osservato un forte e rapido calo.

E veniamo all’aumento dei ricoveri che si è nuovamente verificato a partire dalla fine dell’estate scorsa e poi nell’autunno: dall’agosto ’23, a presentare l’aumento più forte di ospedalizzazioni sono ancora l'Emilia Romagna (arrivata, in questo dicembre ’23 e in numeri assoluti, a superare i 1.400 ricoverati), la Liguria e il Friuli V.G. nell’Area 1. Dalla fine di dicembre scorso, il numero dei ricoverati ha cominciato a diminuire in maniera piuttosto netta.

La situazione nell’intero arco di questo quarto periodo non ha rappresentato un pericolo per le strutture sanitarie, tranne che in alcune regioni. Da un lato, è continuata una diffusione alta del contagio, per via della variante virale “Omicron” o B.1.1.529 (con le sue sottovarianti: Omicron BA.2, BA.4 e BA.5 e sottolignaggi vari); dall’altro c’è da dire che questa variante ha provocato pochi ricoveri, il rapporto Ricoverati su Casi Positivi era sceso all’1% e poi a più riprese risalito al 2%, poi fino al 3% ed ora di nuovo punta verso l’1% (VEDI grafico).
Ora, il tasso di occupazione delle TI è all’1,2% sul territorio nazionale, mentre quello dei posti letto in area Medica (non critica) è al 3,5%, in diminuzione dunque, rispetto al mese precedente (essendo stato eliminato il portale AGENAS, questi dati sono tratti dal Monitoraggio settimanale del MS, aggiornato al 31 gennaio 2024).


2) In questo grafico 2, ci sono 11 Regioni che sono state, nel corso dei primi 2 periodi di pandemia, fino alla fine di giugno 2021, per lo più al di sotto della media nazionale, e hanno continuato ad esserlo anche nel periodo successivo (con la significativa eccezione, però, di Sicilia, Sardegna e Toscana nell’estate ’21 e successivamente anche Abruzzo).

A metà giugno ’22 iniziò una nuova forte crescita, questa volta furono l’Umbria e l’Abruzzo a presentare i valori più alti. Dai primi di agosto ci fu la decrescita, piuttosto netta per tutte, e poi il rialzo autunnale ha riguardato principalmente quelle due regioni, Umbria e Abruzzo. Le altre regioni sono rimaste sostanzialmente al di sotto della media nazionale. L’Umbria, assieme all’Emilia e Romagna, ha continuato ad avere i valori più alti.
La crescita di tarda estate-autunno e poi inverno ’23-’24, ancora, ha interessato principalmente Umbria e Abruzzo.

Tutte le regioni, attualmente, per quanto riguarda il tasso di occupazione dei reparti, sono al di sotto del valore 3,0% per le TI (solo Calabria è a 3,7%); mentre per l’area Non critica, tutte le regioni sono al di sotto del 6% (solo l’Umbria è a 8,2%) - (dati del Monitoraggio settimanale MS del giorno 31 gennaio 2024).


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CONTAGI - Nuovi Casi Positivi


La variante “omicron”, dall’inizio del 2022, ha soppiantato la “delta” ed è l’unica presente sull’intero territorio nazionale (99,9%). Questa è la sintesi dell’ultima indagine del dicembre 2023 (ISS e Fondazione B. Kessler di Trento), il quadro è dominato dalle cosiddette ricombinanti omicron-omicron XBB e da una sottovariante della BA.2.86.
La EG.5, sotto-variante di XBB.1.9.2, è al 30,6% sul totale, la XBB.1.5 è al 3,8%, la XBB.1.9 è al 5,5%, la XBB.1.16 “Arcturus” è a 1,3%, la XBB.2.3 è a 1,0%, il resto delle ricombinanti XBB è a 0,6%; poi la DV.7 a 0,2%. Infine la JN.1 (principale sottovariante della BA.2.86) è arrivata a 38,1%, mentre il resto delle sottovarianti di BA.2.86 è a 13,2%.
Ricordiamo che nell’indagine del 20 dicembre 2021 la omicron (allora nuova) era stata stimata al 21%. Questo spiega il completo cambiamento di scenario che si è osservato a partire dal 21 dicembre dell’anno 2021.

Quelli che seguono sono i grafici relativi alle due aree regionali già esaminate per i ricoveri. Essi sono sdoppiati in due periodi temporali, il  periodo 4a (dal 1° giugno 2022 al 17 gennaio 2023) e il periodo 4b (dal 15 gennaio 2023 ad oggi), in modo da poter seguire la fase più recente. ATTENZIONE alla scala diversa.
       (: le immagini possono essere visualizzate singolarmente, cliccando col tasto destro, e poi ingrandite)


INCIDENZA dei Casi Positivi su 7 GIORNI


         3) Area 1


Questa è l’Incidenza cumulativa su 7 giorni dei Nuovi Casi Positivi (che si ottiene semplicemente sommando i valori giornalieri nei 7 giorni precedenti e rapportando il risultato ad una popolazione di 100 mila persone): per l’Area 1 sopra, e per l’Area 2 sotto.

Questo indice, insieme a quello analogo relativo ai 14 giorni, è il dato che è universalmente usato dagli epidemiologi e dalle Istituzioni sanitarie (si preferisce l’incidenza su 7 giorni per la sua maggiore prontezza; mentre le “curve” dell’incidenza su 14 giorni sono più smussate e più stabili, ma più “lente”).
Questi grafici permettono di seguire molto bene gli andamenti, confrontandoli sia temporalmente da un periodo all’altro che nello stesso periodo tra una regione e l’altra o un’area geografica e l’altra, ricavandone sempre interessanti informazioni sulla situazione nei territori.

 Un commento relativo all’anno 2022.
  La forte risalita dell’estate ’22 ha interessato tutte le regioni in maniera piuttosto uniforme temporalmente, che è una novità nella storia della pandemia. Un ben visibile massimo è stato raggiunto praticamente all’unisono da tutte le curve, intorno alla metà del mese di Luglio ’22. I valori più alti sono stati quelli di Campania (1.580) e Abruzzo, Umbria e Puglia, oltre il valore 1.400.
  E veniamo al più basso picco autunnale, probabilmente, e inizialmente, dovuto alla riapertura delle scuole. Infatti, si vede bene che la crescita è iniziata prima nella P.A. di Bolzano, dove le scuole riaprono prima di ogni altra regione italiana (5 settembre). Ancora all’unisono e con differenti valori numerici è stato raggiunto, poi, un massimo da tutte le regioni intorno al 10-14 ottobre. Nell’Area 1 solo il Lazio è rimasto sotto la media nazionale. Tra tutte le regioni, sono andate sopra il valore di 700 le seguenti regioni: PP. AA. di Bolzano e Trento, Veneto, Friuli V.G., Piemonte, Val d’Aosta e Umbria, la sola in Area 2. In quest’Area abbiamo valori decisamente più bassi; sotto 300: Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia.
Un fatto curioso e ben strano è il “picchetto” del 9 novembre 2022, che è identico in tutte le regioni (come può mai spiegarsi una uniformità del genere per dati, di regioni diverse, che dovrebbero essere del tutto scorrelati?).

Veniamo a oggi. Stiamo osservando l’evoluzione durante il periodo inverno-estate-autunno’23-inverno’24. Si registra, dopo una lunga decrescita, una sostenuta crescita dell’incidenza per tutte le regioni. Nella prima decade di settembre ’23 quasi tutte le Regioni italiane hanno mostrato un rialzo, ma con massimi non molto elevati; dopo un calo a fine ottobre, sono state quasi tutte in forte risalita: Veneto (un picco a 220), Lombardia (un picco a 160), Lazio (un picco a 180), Umbria (un picco a 180) e Abruzzo (un picco a 250). Poi, da fine dicembre, è iniziato un calo assai rapido e ora tutte le regioni sono al di sotto di 11 (tranne il Veneto, che è a 13).
(Sorprendentemente, la Sicilia si è mantenuta dai primi di novembre al di sotto di 2, poi, leggermente risalita, è arrivata ai primi di gennaio a 6, ora scesa al di sotto di 1!)


        4) Area 2




LA MORTALITÀ NELLE REGIONI


Il confronto prosegue con la storia dei decessi, quella che si chiama la “mortalità” (che è appunto il numero cumulativo dei decessi relativamente alla popolazione, nel corso del tempo). E qui in questa pagina vogliamo mantenere questi 3 grafici che sono relativi all’intero periodo della pandemia, dal 24 febbraio 2020 fino ad OGGI. Questa è la parte assai dolorosa della storia della Covid-19 in Italia.

L’incidenza su una popolazione di 100 mila individui aiuta a fare il confronto tra le regioni italiane e si evidenziano le grandi differenze tra di esse. Come si vede bene da questi grafici, tutti gli andamenti erano su un plateau praticamente costante per i 3 mesi estivi del 2020, fino ai primi di ottobre di quell’anno. Poi, è iniziata un’altra storia.

Attenzione alla risalita che si sta verificando in questo autunno-inverno ’23, in alcune regioni in maniera non irrilevante.


5) Mortalità totale

   Abbiamo suddiviso l’Italia in 3 aree, in modo da leggere meglio le singole curve nella scala migliore dei valori.

Nell’area 1 abbiamo le 6 regioni che hanno pagato il prezzo più alto già nella fase 1 della pandemia: tra i 70 e i 170 deceduti (su 100 mila di popolazione).
In questo primo periodo, () la Lombardia è stata la Regione d’Italia e del Mondo (!) con la mortalità più alta, circa 170 deceduti su 100 mila. La Nazione del Mondo con la mortalità più alta, a fine luglio 2020, era il Belgio, una nazione con poco più di 11 milioni di abitanti (la Lombardia ne ha 10 milioni), con 86 deceduti su 100 mila, la metà della Lombardia.

Nella fase 2 la Val d’Aosta, nel mese di novembre 2020, ha superato con un forte balzo la Lombardia ed è stata fino al 17 agosto 2022 la Regione italiana con la più alta mortalità. Ora la Lombardia sta per superarla nuovamente (in numeri assoluti, ad oggi, 588 deceduti a fronte di 124 mila abitanti).
Un balzo ancora più grave, nella fase 2, è stato quello del Friuli V.G. , che ha moltiplicato per 16 il numero delle sue vittime rispetto alla fase 1.In seguito, il valore della sua mortalità, dopo aver superato quello della Lombardia, ha superato il 17 agosto ’22 anche quello della Val d’Aosta ed è dunque il più alto in Italia [537,5 deceduti per ogni 100 mila abitanti; dunque, è al posto tra tutte le nazioni del mondo, dopo Perù e Bulgaria !!!].

Il secondo grafico è dedicato all’area 2, che è quella delle regioni che si mantengono su valori prossimi a quello della Media Nazionale (curva in viola), tranne il Veneto che si è staccato e ha superato il Piemonte (che è nell’area 1 - ma anche la Toscana ha superato il Piemonte).

Il terzo grafico è dedicato all’area 3, le 9 regioni del Centro-Sud, fortemente distanziate dal resto d’Italia (la curva dell’Italia è sempre quella in viola) e decisamente meno affette dal contagio in tutto il periodo da marzo fino a luglio 2020; anche perché il lockdown era arrivato tempestivo (VEDI e confronta i plateaux nell’estate del 2020). Ebbene, nella fase 2, queste regioni hanno subìto una crescita spaventosa, con aumenti fino a giugno 2021 di fattori da 10 a 20 volte: un’ecatombe! Dapprima, l’aumento percentuale maggiore, nella mortalità, rispetto al plateau dell’estate 2020, è stato quello di Umbria, Molise e Puglia. Ma, successivamente, nella fase 3, è la Sicilia, piuttosto, che è cresciuta con un ritmo assai forte. Nell’estate del 2021 aveva rappresentato un quarto dei deceduti dell’intero territorio italiano in quel periodo; a partire dal 1° di agosto 2021 e fino al 31 luglio 2022 ha rappresentato il 13% circa dei deceduti complessivi. Nell’attuale fase, dall’autunno-inverno ’22-’23, la regione Umbria è stata nuovamente in fortissima crescita e si è staccata anche relativamente alla Sicilia; dai primi di maggio ’23 si è fermata intorno al valore 290. Da ottobre ’23 è il Molise che sta mostrando una crescita rilevante.


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6) Mortalità settimanale

   Una rappresentazione che permette di esaminare meglio l’andamento nelle diverse fasi della pandemia e le differenze significative che si sono verificate tra le Regioni italiane è la mortalità settimanale (sempre su 100 mila individui). Questo è sicuramente l’indice più interessante per un confronto ed una valutazione sull’impatto di una pandemia nel corso del tempo. Assolutamente da esaminare, perché è istruttivo.

Infatti, ricordiamo che la mortalità si può considerare nella normalità se si registrano valori al di sotto di 1 di questo indice, mentre al di sopra di 2 si può cominciare a parlare di qualcosa di straordinario (e si può usare, se mai, il termine di “ondata” epidemica).
Le curve sono state smussate calcolando i valori medi centrati su 7 giorni. I grafici relativi ai primi 3 periodi della pandemia sono nell’Archivio (in costruzione) e là si possono trovare delle considerazioni relative al confronto tra le regioni e tra i 3 periodi.
Qui è esaminato il periodo 4.

Per quanto riguarda l’estate del 2022, è ben visibile la crescita a partire dalla fine di giugno 2022. Sono ben 12 le regioni che hanno superato il valore 2: l’Emilia e Romagna, la Valle d’Aosta, la Lombardia, la Liguria, l’Abruzzo (con una impennata fino a 7,5, per un riconteggio della ASL di Pescara a fine luglio), il Friuli V.G., le Marche, l’Umbria (con una impennata fino a 4,5), la Sicilia, la Calabria, la Basilicata e la Sardegna.
La nuova, più leggera, crescita che c’è stata nell’autunno ’22 vede in evidenza le seguenti regioni: Friuli V.G. (con una impennata fino a 6, sempre per riconteggi), Lombardia, Emilia Romagna, P.A. di Bolzano e ancora Umbria, con un andamento complessivo assai grave.

Nei mesi di aprile-maggio ’23 il Friuli V.G. è ritornato a più riprese sopra 1. Nel mese di giugno ’23, la Toscana si era avvicinata a 1. Ma ora, ai primi di novembre e poi di nuovo a fine gennaio ’24, è il piccolo Molise che ha toccato il valore 2, il Friuli V.G. ha superato 1,5 a fine novembre, le Marche hanno superato 1,5 a fine gennaio ’24.


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CONFRONTO TRA NAZIONI DEL MONDO - mortalità


E veniamo ad un confronto molto utile e interessante tra le nazioni del Mondo. Le principali istituzioni internazionali che si occupano della Salute mondiale pubblicano i dati relativi alla mortalità e ai contagi, mentre sono assenti i dati relativi ai ricoveri in ospedale. Abbiamo scelto di mostrare i grafici degli andamenti della mortalità, ritenendo questi dati maggiormente attendibili e comunque altamente significativi per la loro gravità. Si tratta dunque del numero cumulativo di deceduti, in proporzione ad una popolazione di 100 mila abitanti, di ciascun paese nel corso del tempo.
I dati sono stati tratti giornalmente, a partire dalla fine di luglio del 2020, dal sito Web del Coronavirus Resource Center della Johns Hopkins University di Baltimora. Nel giorno 10 marzo 2023 il Centro Dati ha annunciato che non avrebbe più raccolto i dati mondiali.
Questa SEZIONE rimarrà, per ora, ferma al 10 marzo 2023.


7) Il grafico relativo alla fase 2 (dal 1° agosto 2020 al 30 giugno 2021) è stato spostato in Archivio (sezione in costruzione).
In quel grafico e in questi 2 grafici delle fasi 3 e 4 (contenenti Nazioni con un valore della mortalità maggiore di 190), complessivamente, abbiamo omesso 27 nazioni con mortalità alta ma con popolazioni troppo piccole; altrimenti i grafici sarebbero risultati illeggibili. Bisogna, però, mettere in luce che, tra queste nazioni eliminate, ce ne sono alcune (sono 9) con una mortalità considerevole, che è oggi maggiore di quella dell’Italia. Si tratta di 5 Repubbliche ex-jugoslave: Bosnia Erzegovina ( posto nella graduatoria mondiale, dopo Perù, Bulgaria e Ungheria), Macedonia del Nord ( posto), Montenegro () (con valori di mortalità maggiori di 400), Croazia () e Slovenia; di 3 Repubbliche ex-sovietiche: Georgia (), Lituania e Lettonia; e infine della Slovacchia. Bisogna immaginare le curve delle 5 nazioni evidenziate sopra che vanno a inserirsi nello spazio che c’è tra Ungheria e Repubblica Ceca nel grafico di sotto a sinistra.

E veniamo dunque alle fasi 3 e 4 (dal 1° luglio 2021 al 10 marzo 2023). Rispetto al grafico della fase 2 abbiamo introdotto altre 6 nazioni e abbiamo tolto Olanda, Irlanda, Svizzera, Sud Africa e Iran (che sono al di sotto del valore 190), per un totale dunque di 27 nazioni. Si è reso necessario considerare 2 gruppi, sulla base dei valori della mortalità, così come abbiamo fatto sopra per le regioni italiane. Essi sono mostrati nei 2 grafici qui sotto.
A destra, abbiamo inserito, dal 22 agosto 2021, anche la Tunisia. Tunisia e Sud Africa (ora al di sotto di 190) sono le uniche 2 nazioni africane rilevanti che presentano un’alta mortalità.
Una nazione ben più popolosa come l’India non compare in questi grafici perché, pur avendo avuto un gran numero di decessi (è il 3° paese al mondo, con poco più di 530 mila decessi, dopo Stati Uniti e Brasile), per via della grande popolazione ha una mortalità molto bassa, attualmente su un valore di 38,5. La quarta per numero assoluto di decessi è la Russia.
ATTENZIONE: gli Stati Uniti, purtroppo, il 16 maggio 2022 hanno superato il pesantissimo record di 1 milione di deceduti!

Nel grafico di sinistra manca la curva del Perù!!! Infatti, nel grafico relativo alla fase 2 (in Archivio), appare un fatto clamoroso: il 1° giugno 2021, il primo ministro peruviano, Violeta Bermudez, in piena campagna per l’elezione presidenziale (ballottaggio tra Keiko Fujimori e Pedro Castillo, vinto da quest’ultimo), ha annunciato che il conteggio dei decessi per Covid in Perù era stato cambiato drasticamente sulla base dell’eccesso di mortalità (rispetto alla media dei 5 anni precedenti - oggetto di indagine anche da parte del nostro ISTAT). Si tratta del primo e unico paese al mondo che adotta questo criterio, il risultato è che il giorno dopo, il 2 giugno 2021, il numero totale dei deceduti in Perù è passato da 69.342 a 184.942, molto più che raddoppiato! E il valore su 100 mila di popolazione è saltato da 213,3 a 568,9 (fuori scala nel grafico). Volendo rendersi conto, si può vedere in questo altro grafico l’andamento attuale del Perù con altre 21 nazioni a confronto. Questo fatto ha portato clamorosamente alla luce quanto già si sospettava o si sapeva, a proposito della mortalità per Covid-19 e alla sua rilevazione in molti paesi del mondo, non esclusa l’Italia...

ATTENZIONE: il 10 marzo 2022, su questo tema, The Lancet ha pubblicato un importantissimo articolo, con tabelle assai particolareggiate dei paesi e regioni del mondo, che presenta i risultati di un approfondito studio su quello che si chiama l’eccesso di mortalità, che ha permesso di stimare che nei soli 2 anni 2020 e 2021 il numero di persone decedute nel mondo, per la Covid-19 o per le conseguenze della pandemia, è stato 3 volte quello registrato dagli organi istituzionali come l’OMS: poco più di 18 milioni [!!!] invece di 5,94 milioni[1] (fino ad OGGI sono poco più di 6 milioni e 700 mila); per l’Italia il numero di decessi stimato è stato poco meno di 2 (1,89) volte quello registrato ufficialmente.

  In più, quanto accaduto in Perù ha evidenziato le cause che hanno determinato in molti paesi un bilancio delle vittime così catastrofico e decisamente caratterizzato dall’appartenenza di classe sociale.
Il 20 luglio 2021 (grafico qui sopra a destra) si è verificato un analogo salto, non così drammatico, nel conteggio dell’Ecuador, ma non se ne conoscono le motivazioni e il 22 marzo scorso si è ripetuto per il Cile (grafico a sinistra) e il 22-23 aprile e poi 17 maggio per l’Austria (grafico a destra). Recentissimo (26 agosto) nel grafico di sinistra, un salto non banale per la Gran Bretagna.

Da notare, nel gruppo 1 (grafico di sinistra), l’andamento piuttosto preoccupante della Grecia (è al livello degli Stati Uniti), oltre che dell’Italia e della Gran Bretagna, e, nel gruppo 2 (grafico di destra), quello della Russia, ma anche di Germania e Austria e soprattutto Svezia (crescita molto forte nell’ultimo periodo, sorprendente!).
Infine, è importante rimarcare che dal 25 febbraio al 13 luglio il Coronavirus Resource Center della JHU di Baltimora non ha riportato alcuna variazione nei dati dell’Ucraina (grafico di destra) e che il 14 luglio ha riportato per la prima volta un nuovo valore con un salto di 3.940 decessi.


8) Qui sotto ci sono altri 2 grafici, “politicamente scorretti”, in cui sono mostrati gli andamenti della mortalità della “Repubblica lombarda” e del “Resto d’Italia” come entità separate; questo perché si tratta comunque di un aspetto della nostra storia che ha una sua rilevanza (attenzione, sono mostrate solo alcune delle altre nazioni del mondo, per una maggiore leggibiltà). Nel grafico di destra, al di sopra della “Repubblica lombarda”, non mostrate nel grafico e oggi con un valore maggiore di 450, ci sono Bosnia Erzegovina e Nord Macedonia.

Il suggerimento a costruire questi grafici venne nel 2020 da una osservazione di Vittorio Agnoletto (in una lettera al sindaco Sala di Milano) a proposito del fatto che, se si fosse considerata la Lombardia come una nazione indipendente, essa all’epoca sarebbe stata la nazione con la più alta mortalità del mondo, e di gran lunga: il doppio di quella che allora era la prima del mondo, il Belgio, con una popolazione paragonabile (vedi la parte iniziale del grafico di sinistra, qui sopra).


Note:

[1] Le statistiche della mortalità (numero di decessi rapportato alla popolazione) per paesi o regioni del mondo, nel corso del tempo e per singole cause di morte, sono importantissime ai fini della corretta gestione della salute pubblica; e sono molto difficili da eseguire ed affette da errori ben conosciuti.
Nell’articolo “Estimating excess mortality due to the COVID-19 pandemic: a systematic analysis of COVID-19-related mortality, 2020–21” si dà conto di uno studio assai approfondito, condotto da numerosi collaboratori in tutto il mondo per indagare l’eccesso di mortalità, rispetto alla media dei 10 anni precedenti, in ben 191 paesi nei 2 anni 2020 e 2021. I metodi impiegati sono stati assai sofisticati. I risultati sono i seguenti:
rispetto al numero ufficiale di decessi, nei 2 anni, di 5,94 milioni in tutto il mondo, la stima dei decessi per Covid-19, basata sull’eccesso di mortalità, porta ad un valore di 18,2 milioni (95% CI: 17,1–19,6). I paesi in cui è maggiore l’eccesso nel numero dei decessi sono nell’Asia del Sud, nell’Africa del Nord, nel Medio oriente e nell’Europa dell’Est. Però i singoli paesi con il maggior eccesso di mortalità (dunque rapportato alla popolazione) sono la Russia, il Messico e poi il Brasile e gli USA.
In definitiva, l’impatto complessivo della pandemia è stato molto maggiore di quanto viene indicato e riportato dalle Istituzioni ufficiali. Naturalmente, nell’articolo si auspica che uno sforzo debba essere fatto per migliorare il monitoraggio e per distinguere l’eccesso di mortalità direttamente causato dalla infezione da SARS-CoV-2 da quello dovuto a cause che sono indirette conseguenze della pandemia.


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